sabato 29 gennaio 2011

Non un addio ma un saluto...


...Gli addii non mi sono mai piaciuti quindi
vi saluto e vi invito a venirmi a trovare di là,
in Linajolostraße,
la mia nuova "dimora".

Siete tutti benvenuti.
Vi aspetto!

Con affetto

Silvia

domenica 11 luglio 2010

Ce l'ho fatta!


Dopo non pochi sacrifici eccomi qui di ritorno trionfante!
Sì, ce l'ho fatta, ho finalmente una laurea in tasca. Per me rappresenta molto di più: è soprattutto il frutto di un lungo percorso personale e culturale, un traguardo raggiunto. Ho dimostrato a me stessa, e non solo, che quando desidero qualcosa realmente niente e nessuno riesce a fermarmi.
Ora mi aspetta un'estate spensierata e rilassante in cui cercherò di godermi il più possibile mia nonna, che è venuta a trovarmi per l'occasione, mio padre, mio fratello e Lillo (il mio gatto, per chi ancora non lo sapesse). Da settembre mi trasferirò a Siena, l'idea è quella di continuare a studiare lì, ma lavorando...Lascerò nuovamente casa per mettermi ancora alla prova, si tratta di un altro passo in avanti, pieno di aspettative e buoni propositi. Speriamo bene.
Cercherò di tenervi aggiornati come sempre, magari un po' di più vista la mia latitanza (giustificata?!) negli ultimi tempi! Spero continuerete a seguirmi e ad accompagnarmi, per me scrivere sarà come portarmi dietro un pezzo di casa...

Se avete voglia di vedere qualche altra foto del giorno della laurea e del post-laurea, ne ho caricate alcune sul mio profilo di flickr. Naturalmente per i "festeggiamenti" non poteva mancare del buon vino (Mazér e Morellino di Scansano), in compagnia di pochi, nella nostra ormai affezionata vineria I Peccati di Bacco.
Avete mai assaggiato del formaggio con noci e miele al caffè? Roba da far impazzire le papille gustative! Sottofondo con Bollani per completare il tutto, mentre verso fine serata hanno avuto la meglio I Rosa Elefanti :)

Auguro a tutti una bella estate! Per me è appena iniziata...A presto!

lunedì 7 giugno 2010

Boicotta CARMEL-AGREXCO!



Appello - Stop Agrexco Italia

La coalizione italiana contro la Carmel-Agrexco è nata nell’autunno del 2009 a seguito di una conferenza a Pisa sulla campagna internazionale di boicottaggio disinvestimento e sanzioni (BDS), la risposta nonviolenta della società civile Palestinese all’occupazione Israeliana. La coalizione Italiana contro l'Agrexco aderisce alla chiamata palestinese al BDS in ogni suo aspetto, insieme ad un numero sempre crescente di organizzazioni e movimenti internazionali e Israeliani. L'obiettivo è far sì che iniziative di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele simili a quelle applicate al Sud Africa nel periodo dell'Apartheid possano indurre il Governo Israeliano a riconoscere il diritto inalienabile del popolo Palestinese all'autodeterminazione ed a rispettare le norme del diritto internazionale.

La società Agrexco Ltd. è stata scelta strategicamente come bersaglio della nostra mobilitazione poiché:

1 è il principale esportatore di prodotti agricoli israeliani e delle colonie illegalmente costruite nei territori palestinesi occupati.

2 è direttamente coinvolta nel sostegno economico delle colonie israeliane in Cisgiordania.

3 utilizza il porto italiano di Vado Ligure (Savona) come uno dei principali snodi di distribuzione dei prodotti Agrexco in Europa.

Gli scopi principali della coalizione italiana contro l’Agrexco sono:

1 mobilitarci contro l’utilizzo del porto di Vado Ligure per l’attracco delle navi Agrexco e la distribuzione dei suoi prodotti in Europa.

2 dare inizio ad una campagna di boicottaggio dei prodotti Agrexco in Italia.

3 promuovere iniziative legali per denunciare a livello nazionale ed europeo violazioni del diritto internazionale e degli accordi vigenti in materia di diritti umani, incluse le clausole degli accordi commerciali tra Europa, Israele e Territori Palestinesi occupati.

Siamo una coalizione aperta a chiunque voglia sottoscrivere tali scopi nello spirito di lotta contro ogni forma di fascismo, razzismo, sessismo, antisemitismo, islamofobia e ogni forma di discriminazione etnica e religiosa.


Il 18 Maggio 2010, a seguito di questa campagna di pressione le due catene di supermercati Coop e Nordiconad, hanno interrotto la commercializzazione dei prodotti provenienti dalle colonie israeliane nei territori palestinesi occupati, mirando al rispetto per il Diritto Internazionale (e non per ragioni razziste o anti-semite!). Questo è il comunicato pubblicato a riguardo sul sito ufficiale della coalizione.

L'istruttivo volantino multilingua sull'Agrexco ci spiega perchè non bisogna comprare i prodotti agricoli israeliani. Aiutiamoli a divulgare la campagna...

martedì 18 maggio 2010

sabato 1 maggio 2010

Buon primo maggio!?


Per la "Festa dei lavoratori", vi riporto una lettera che ho letto stamane, pubblicata nella sezione Lettere (e Filosofia) de il manifesto:

I MAGGIO: E’ ancora possibile celebrare il lavoro?

Il fine ultimo di questa lettera vuole rappresentare l’estrema e disperata urgenza di svolta che sembra non appartenere ad un popolo ormai annichilito e dimentico della propria responsabilità civile. Un’importante tradizione filosofica, alla quale mi sento legato indissolubilmente, considerava l’uomo nel suo concepimento dopo l’esistenza: “L’uomo è ciò che fa “ scriveva Jean-Paul Sartre. L’esistenza precede l’essenza, l’individuo è innanzi tutto e ha coscienza di progettarsi verso l’avvenire. Ma questa coscienza che dovrebbe significare: “emancipazione critica “ può ancora pretendere una dignità relativa ad ogni soggetto pensante? Purtroppo, ora più che mai, ritengo che la conseguenza di ogni nostra riflessione consista nel tacito assistere alla disumana oggettivizzazione di ogni volontà dissidente, oggettivizzazione che mostra inevitabilmente l’elaborazione di materiali già filtrati attraverso la matrice sociale sussistente. Ciò a sua volta implica una certa reificazione. Risulta, quindi, evidente che il singolo non solo viene colpito nella propria indipendenza ed autonomia di scelta, ma si ritrova condannato a estreme limitazioni nel momento in cui tenta la denuncia o il rifiuto. Giorno per giorno non fa che accentuarsi il criminale autoritarismo del potere vigente a cui è stato concesso l’implosione economica che ha gettato nella disperazione intere famiglie. E’ ancora possibile celebrare il lavoro quando ci viene negato ogni diritto? Le ultime stime ci ricordano che, se prima disoccupati e cassaintegrati gridavano simbolicamente un disagio generalizzato con vari mezzi, ora chi non ha la possibilità di placare una situazione precaria come unica forma di protesta utilizza il suicidio. Agli operai a poco a poco si sono aggiunti i dirigenti delle stesse fabbriche: una scia di sangue su cui hanno chiuso gli occhi cittadini indifferenti e naturalmente lo Stato. Paura, sfiducia e misere salari hanno indebolito ogni espressione dell’opinione pubblica che non riesce a trovare strategie di lotta efficienti e concrete. Di fronte a studenti in aumento tende a diminuire considerevolmente il personale docente che si sa è dannoso perché permette di prendere coscienza sulla propria miseria quotidiana. Stiamo toccando apici sempre più inquietanti e chi può sopravvivere non fa che alienarsi, sempre di più, nella propria dose di meschinità che gli spetta. Siamo passati da anni in cui l’utopia poteva eventualmente dirsi tale, quando si tentava di ribaltare le logiche interne del lavoro che riducevano gli individui a umili servi del capitalismo, a tempi in cui la possibilità di attuare riflessioni di tal genere si sta affievolendo dal momento che il lavoro è divenuto un lusso per pochi. A chi [h]a negato i diritti naturali facendoli diventare irraggiungibili privilegi e a chi si scalda in pubblico con parole suadenti smaltendo in privato la vergogna del sacrificio della povera gente che non ha saputo proteggere auguro un buon I maggio.

Lettera di Paolo Andreoni, Forlì.

domenica 25 aprile 2010

Ricordare e Resistere!


La foto è stata scattata a Milano da un certo Roberto Gimmi durante la manifestazione del 25 Aprile del 2006, l'ho trovata girando su Flickr e mi ha colpito subito.

Un modo semplice per ricordare un gran giorno...

Buona Liberazione a tutti!

sabato 17 aprile 2010

Un cervello in meno, un mondo in meno...



Quell'uomo non era moribondo, era vivo esattamente come noi.
Tutti gli organi del suo corpo funzionavano: l'intestino digeriva, la pelle si rinnovava, le unghie crescevano, i tessuti si riformavano, ogni organo s'affannava in un lavorio insensato.
Le sue unghie avrebbero continuato a crescere anche quando si sarebbe trovato in piedi davanti alla botola, anche quando poi, precipitando nel vuoto, non avrebbe avuto più di un decimo di secondo da vivere. I suoi occhi vedevano la ghiaia gialla e le mura grigie, il cervello ancora ricordava, prevedeva pensava. [...]
Lui e noi eravamo un gruppo di uomini che camminavano insieme, che vedevano, udivano, percepivano, capivano lo stesso mondo; e fra due minuti uno schianto, e uno di noi non sarebbe più esistito:
un cervello in meno, un mondo in meno.

Un mondo in meno: ecco cos'è in sintesi un uomo che se ne va.

(Tratto da L'ultima Utopia di Guido Bulla)

Questo è l'impiccato di A Hanging, uno dei primi racconti di George Orwell (pseudonimo di Eric Arthur Blair) del 1931 su un'impiccagione, una fra le tante , che hanno luogo nella Birmania depredata dall'imperialismo britannico. Con programmatica e spietata freddezza "Mister Blair" ci fa conoscere le lacerazioni morali che dilaniano il colonizzatore...
E' di Eric Arthur Blair, ex agente della Polizia imperiale indiana, che mi occupo nella mia tesi, quando il "George Orwell" tanto conosciuto non era ancora "nato" ed il celebre autore si firmava ancora con il suo vero nome scrivendo soprattutto motivato dall'assillo di riscattare il proprio passato di agente dell'Imperialismo.
Lo studio per la tesi, come avrete notato, mi porta via molto tempo ma sono certa che da buoni amici riuscirete a capirmi.

Vi saluto con affetto, sperando di riuscire ad essere più costante. A presto!

p.s. dimenticavo, il video naturalmente è tratto dalla scena finale del film 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick...

lunedì 8 marzo 2010

La mia prossima lettura...



Quì potete scaricare gratuitamente il Pdf del libro dei Wu Ming.

Sul mio Tumblr invece ho postato in quattro parti Il racconto dei racconti, un fantastico cortometraggio d’animazione sovietico di Yuri Norstein del 1979 (titolo originale: Сказка сказок). La colonna sonora è di Johann Sebastian Bach e di Wolfgang Amadeus Mozart.
Dura una ventina di minuti...Mi rendo conto che è un po' lungo ma se potete guardatelo, merita davvero.

Au revoir mes amis!

sabato 27 febbraio 2010

Sun in your head

Salve a tutti! Prima di partire non ho avuto modo di salutarvi ma sono sempre qui... Ora mi trovo a Siena dovo mi tratterrò ancora per qualche giorno e la settimana scorsa sono stata a Pisa per la prima volta.
Sto recuperando libri e materiale per il mio ultimissimo esame e per la tesi, presto sarò di ritorno a casa...

Vi lascio con questo film in 16 mm di Wolf Vostell:
l'artista inserisce il primo televisore presente in un'opera d'arte: dietro un taglio orizzontale, una televisione trasmette un cattivo segnale dal canale UHF; da allora, schermi televisivi sintonizzati su programmi locali, iniziano ad essere collocati da Vostell nelle "ferite" di quadri e di blocchi materici per trasmettere senza sosta il flusso quotidiano delle informazioni. In un'epoca in cui quasi nessuno ipotizzava l'uso critico di uno strumento come la televisione (un uso diverso e politico del mezzo, fino ad allora adoperato negli Stati Uniti essenzialmente come mezzo di documentazione di performance e body-art, inizia ad essere proposto nel 1970-71 con la rivista "Radical Software" di Ira Schneider e con la pubblicazione di Guerrilla Television di Michael Shamberg), Wolf Vostell critica e classifica come pericoloso ciò che era ritenuto comunemente simbolo del benessere e dell'avanzamento sociale. [...]Il primo video realizzato da Vostell (Sun in your head) allude, già nel '63, con il contrasto tra l'oggetto-televisore statico e il flusso delle sequenze di immagini in dé-coll/age, al bombardamento incessante delle informazioni attraverso i media. (Wikiartpedia)





P.S. per la festa del gatto Lillo è online!

domenica 14 febbraio 2010

Nel regno del kitsch...


Nel regno del kitsch impera la dittatura del cuore.
I sentimenti suscitati dal kitsch devono essere, ovviamente, tali da poter essere condivisi da una grande quantità di persone.
Per questo il kitsch non può dipendere da una situazione insolita, ma è collegato alle immagini fondamentali che le persone hanno inculcate nelle memoria:
la figlia ingrata, il padre abbandonato, i bambini che corrono sul prato, la patria tradita, il ricordo del primo amore.
Il kitsch fa spuntare, una dietro l'altra, due lacrime di commozione.
La prima lacrima dice:
come sono belli i bambini che corrono sul prato!
La seconda lacrima dice:
com'è bello essere commossi insieme a tutta l'umanità alla vista dei bambini che corrono sul prato.

[...] Il vero antagonista del kitsch totalitario è l'uomo che pone delle domande. Una domanda è come un coltello che squarcia la tela di un fondale dipinto per permetterci di dare un'occhiata a ciò che si nasconde dietro.

(Milan Kundera)

sabato 6 febbraio 2010

Kaurismäki!




Riconoscete queste scene?

Sono tratte da tre film del regista finlandese Aki Kaurismäki.
Approfittando di queste gelide serate invernali, li ho visti al calduccio, nello studio di casa, sorseggiando qualche tazza di tisana avvolta nel mio plaid.
Tra una pausa e l'altra ho anche ripreso a dipingere ma sono poco costante, spero almeno che questa volta riuscirò a portare a termine il quadro che ho iniziato da mesi...
La voglia di uscire è poca ed il lavoro è tanto.

Tornando ai film, la prima immagine ritrae Koistinen, la povera guardia giurata protagonista di Le luci della sera (2006), film che tratta le tematiche della disoccupazione e della solitudine. E' il terzo di una trilogia dedicata da Kaurismäki al suo paese natale, il primo è Nuvole in viaggio (1996), sempre sullo stesso tema, che narra delle sventure della capocameriera Ilona (ritratta, durante il lavoro, nell'immagine centrale) e di suo marito Lauri, autista di un tram. Il secondo film della trilogia, che ancora non ho visto, è L'uomo senza passato (2002) che si occupa invece dell'indigenza dei senzatetto...
Tutte pellicole ambientate negli strati sociali meno fortunati le sue.
La terza immagine è tratta da Vita da bohème (1992), film romantico, poetico, tragico e comico allo stesso tempo. Una miscela semplice e solenne, forse la migliore.
Quella del regista finlandese è una realtà ricca di sfumature ed ombre, magica, affascinante, stupefacente nella sua naturalità e soprattutto vera.
Il tutto è corredato da una stupenda fotografia e da meravigliose colonne sonore che riescono a far parlare i lunghi e significativi silenzi tipici di Kaurismäki.

martedì 19 gennaio 2010

Nessun governo può fermare questo fiume...


Sono sessanta milioni le persone d'origine italiana che vivono all'estero.

Tra loro ci sono anche moltissimi giovani partiti da poco.
Ne ho raggiunti alcuni a Berlino, dove vivono circa 15mila italiani.

L'immigrazione
non sono solo i neri che avanzano verso le coste italiane.

L'immigrazione è un fiume di persone in movimento intorno alla Terra
alla ricerca di un posto nell'universo:
Somy che dal Kenya arriva a Roma, Valeria che da Roma va a Berlino, Kati che da Berlino va sull'isola di Lamu, in Kenya.

Nessun governo può fermare questo fiume
che si muove come in vasi comunicanti
e se ne infischia delle leggi razziste.


Tratto dall'articolo
di Maksim Cristan, Da Alghero a Berlino, Internazionale n.828.

lunedì 4 gennaio 2010

Anno nuovo, vita nuova?!


Come (forse) avrete avuto modo di notare, dal primo di gennaio ho cambiato veste al blog...Già da tempo avevo in mente di farlo ma non riuscivo a trovare qualcosa che mi piacesse davvero. La foto che vedete in alto è quella che alla fine è riuscita a conquistarmi ed è di Francesco Morgillo. Vi linko il suo sito in cui, se ne avrete voglia, c'è tanto altro di bello da vedere!

Per il resto, prima di Natale ho fatto l'esame di sociologia delle comunicazioni, di cui vi avevo parlato, ed è andato bene...Dopo di che sono stata piacevolmente travolta dalle vacanze. E' venuta a trovarmi, per qualche giorno, una cara amica che non vedevo da tempo, è tornato Michelozzo e poi sono arrivati i miei zii e cugini da Roma, come ogni anno. Inutile dirvi che i giorni sono trascorsi mangiando, bevendo qualche birra al solito pub e del vino, rigorosamente rosso. Nel mio "pacco regalo" ho trovato il nuovo calendario 2010 de il manifesto, la borsa Feltrinelli "il razzismo è una brutta storia", la maglietta di "Pellizza da Gattedo", una bella tazza per tisane, tisane naturalmente e cioccolato equo e solidale, ed una bottiglia di Morellino di Scansano niente male!

Anche quest'anno non è mancata la cena tra amici con finale a casa del generoso amico-pianista che ci ha gentilmente ospitati in seconda serata. Questa volta erano addirittura tre i musicisti (violinista, pianista e violoncellista) e ci hanno allietati con il Trio in mi minore op. 67 del compositore russo
Dmitrij Dmitrievič Šostakovič...Il tutto sorseggiando del delizioso Elisir Gambrinus abbinato ad una scatola di cioccolatini assortiti della Fabbrica del Cioccolato di Napoli Gay Odin.

L'episodio particolare che invece ha spezzato le mie consuetudini natalizie, è stata l'uccisione di due poveri maiali che ormai giacciono sotto forma di salsicce, salami e quant'altro. Ho assistito al "rito" per la prima volta e nonostante il dispiacere per le due bestie e l'impressione per le loro grida disperate devo ammettere che, "purtroppo", cucinate con i peperoni erano una vera delizia.


Ieri mattina ho tolto gli addobbi natalizi mentre nel pomeriggio sono andata a prendere un caffè al bar con un'amica ritrovata. Passeggiando, nella vetrina di un negozio, ho visto un poncho rosso, meraviglioso...Non ho resistito è l'ho comprato. Non vedo l'ora d'indossarlo! :)
Da oggi si torna ai caffè, allo studio, ai film, a qualche corsetta tempo permettendo, alle letture che attendono da qualche giorno sul comodino, alle tisane della buona notte.

A presto
!

giovedì 31 dicembre 2009

Il mio secolo non mi fa paura


Il mio secolo non mi fa paura,
il mio secolo pieno di miserie e di crudeltà
il mio secolo coraggioso e eroico.
Non dirò mai che sono vissuto troppo presto
o troppo tardi.
Sono fiero di essere qui, con voi.
Amo il mio secolo che muore e rinasce
un secolo i cui ultimi giorni saranno belli:
il mio secolo splenderà un giorno
come i tuoi occhi.

Nazim Hikmet

Buon anno miei cari...

martedì 8 dicembre 2009

La menzogna come collante sociale


Camminando per le strade di Napoli da ogni angolo sbucano immagini di bare animate, polli volanti, pulcini giganti, cervelli che piovono dal cielo con il paracadute...

No, non preoccupatevi, non sto delirando voglio soltanto parlarvi di Cyop e Kaf, molti di voi probabilmente non avranno mai sentito parlare di loro. Sono due misteriosi writers e streetartists, anche se non amano essere definiti tali (si arrabbiano per qualunque etichetta!) che con i loro graffiti fanno una pungente critica alla società locale e non solo a quella. In un 'intervista per un giornale locale lo stesso Cyop afferma: "Non faccio il writing, il writing è un'altra cosa. I writers sono quelli che scrivono il proprio nome sul muro. Io faccio l'agitatore culturale." Nel 2007 i due artisti circondano di graffiti ed installazioni il museo M.A.D.R.E. (Museo d'Arte Contemporanea Donna Regina) in segno di protesta poichè colmo di opere d’arte straniere (Hirst, Kounellis o Gormley ed altri) mentre a loro, artisti della città, non viene dato alcuno spazio: "gli spazi per fare arte a Napoli non te li da nessuno, soprattutto se lanci messaggi spiacevoli alle istituzioni". Come ulteriore segno di opposizione chiamano M.E.R.D.A. (Museo Aperto della Rivolta Est-etica) il loro personale museo d'arte, anagrammando anarchicamente il nome dell’oggetto delle proprie critiche. Questo è un articolo del Corriere del Mezzogiorno sulla disputa.

Il 13 Novembre c'è stata a Napoli la loro ultima mostra "Permesso di soggiorno" all'Operagallery di via Bellini. Quella del 6 Giugno (Cemento - la menzogna come collante sociale) invece si è tenuta a Quarto (Na) all'ex macello, ex centro sociale ed ora neodiscarica...

Tutto è partito da un luogo che conoscevamo bene. Lì vicino c’era l’unico centro sociale della zona, un macello comunale che dopo aver macellato una bella fetta di denaro pubblico era diventato ex ancor prima di avere prodotto una sola bistecca. Il centro sociale ha continuato le sue attività per un paio d’anni, poi, caso singolare ma tipico dei giorni nostri, non è stato sgombrato dalla polizia, è più semplicemente imploso. Ora è stato trasformato in un sito di raccolta dei rifiuti ingombranti attorno al quale gravitano decine di microdiscariche abusive.
Siamo a Quarto, Napoli. Più di cinquantamila abitanti. Lo scenario è quello tipico della maggior parte dell’hinterland: case alte non più di tre quattro piani e solo da poco trasformate, grazie alle leggine di Berlusconi I e II in – udite udite – sottotetti termici, sottospecie di baite di montagna, tanto che scherzando qualcuno oggi la chiama Quarto d’Ampezzo. E poi cos’altro: ferrovia e droga per evadere, negozi di abbigliamento, parrucchieri, bar, centri scommesse, e due centri commerciali. Il primo, Le Campane, a riguardarlo dopo aver visto quello nuovo l’Ipercoop – vero orgoglio della città – sembra una vecchia salumeria dell’angolo. Ora, dovete sapere che per far arrivare la gente all’Ipercoop si dovevano costruire strade nuove. È chiaro, è giusto. Altrimenti i fondi europei a che servono? Già c’era un raccordo con la tangenziale che portava direttamente a Quarto senza passare per l’uscita di Pozzuoli-via Campana che l’ozono solo sa quanto traffico creava, ma per tutti gli anni Ottanta e Novanta è rimasto chiuso. Era completato, noi ci andavamo a giocare a pallone. Il campo poteva essere lungo quanto si voleva ed era bellissimo stendersi sulla strada deserta o guardare dall’alto dei suoi piloni. Era lì, bello e pronto e non veniva aperto. Perché offrire un servizio se nessuno ci guadagna niente? Qualche anno dopo la sua inaugurazione ci hanno piazzato accanto il centro commerciale. Questo fatto a noi sembra quel che si chiama Pianificazione. Chi dice che non se ne faccia a queste latitudini? E si pianifica solo se si ha un’idea di sviluppo. Alla base di quest’idea c’è l’assioma principe della modernità: Più tutto uguale Più felicità. A noi quest’equazione, farebbe solo sorridere se non ne avessimo ogni giorno sotto gli occhi le tragiche conseguenze e se non vedessimo l’adesione quasi totale delle persone a questo modello di sviluppo. Così, andando a dipingere sotto le fondamenta di questo simbolo delirante, ci chiedevamo: cosa tiene ancora unita la società socialconsumisticocapitalista? Soprattutto alla luce del disastro dei rifiuti che ne riassumeva la follia. Non ne siamo sicuri, ma ci è venuto in mente la menzogna. Si narra che tempo fa avessero le gambe corte. Ma oggi? Le bugie sono dei pilastri, e in quanto tali fatte di poderose colate di cemento. Ciò che viene compattato da questa gettata è, dunque, un’umanità frammentata e prossima all’evaporazione. Uomini-goccia, mare disperso scientificamente che sopravvive facendo finta. Finta di che? Di credere. Alle notizie, ai mass-media, alle celebrazioni auto narranti dei social network, alle statistiche, ai numeri, a Dio. Non che giornali, tv, internet non dicano la verità. Diciamo solo che è grattugiata, sparsa qua e là, e si fa fatica a isolarla dal resto, così, nel caso dei cinici (o disincantati) si finisce col non credere più a nulla (tutte cazzate), e nel caso degli ingenui (o gli indifesi) col credere a tutto (l’ha detto la tv). Quello che ci inquieta non è la bugia in sè, che – detto tra noi – può essere divertente e talvolta anche utile, “…dicci chi era che lo condanniamo a morte / e che ne so chi l’ha visto…”, ma l’indistinto nel quale queste bugie si vanno a inserire. L’adesione acritica a questo mentire generalizzato scambiato per il vero. La bugia non come altro piatto della bilancia, ma come misura che rende irrilevante il peso di ogni altra visione del mondo. Ritornando a noi, vi invitiamo a venire a vedere, ancora meglio, a sentire, il lavoro che abbiamo realizzato negli ultimi tre anni in quel luogo, con il prezioso contributo di alcuni dei nostri più cari amici. Anche dipingere è finzione certo, ma come ha scritto qualcuno: “Solo la poesia non vive che di finzione. È una menzogna continua che ha tutti i caratteri della verità. Non esistono inganni, né fraintendimenti: affrontare un testo, un’opera d’arte, un film, significa accettare di credere all’esistenza di realtà inesistenti, accettare di cortocircuitare i campi semantici delle proprie parole, accettare di discutere i propri pregiudizi”. La nostra finzione è anche un invito a non aderire alla nuova ideologia interplanetaria che si diffonde inesorabile al grido di: Bugie di tutto il mondo, uniteci!

(comunicato stampa di Cyop&Kaf reperibile sul loro sito).

sabato 5 dicembre 2009

mercoledì 2 dicembre 2009

La (ri)generazione cyber


Dopo una giornata di studio "matto e disperato" finalmente mi concedo un pò di relax e passo a salutarvi...

Ho letto sul numero di Loop del mese scorso un articolo che ho trovato particolarmente interessante, ve lo riporto così potrete dirmi cosa ne pensate. La rivista mi è piaciuta, è stata una bella sorpresa. Tra i tanti vi scrive Franco Berardi (Bifo), del quale ultimamente ho letto anche Mutazione e cyberpunk, Immaginario e tecnologia degli scenari di fine millennio, sempre per l'esame di sociologia delle comunicazioni, ma anche Massimo Carlotto ed i Wu Ming!

Sto scrivendo una tesina per l'esame sulla netwar zapatista e la rete di solidarietà internazionale, nonchè su Internet come luogo di sperimentazione politica internazionale.
Se sarò soddisfatta del risultato magari dopo l'esame ve la farò leggere! Speriamo bene!
Intanto vi auguro una buona lettura per l'articolo di Giusi Palomba...

"Siamo stati tutti feriti, in profondità. Abbiamo bisogno di rigenerazione, non di rinascita". Era il 1985 e Donna Haraway, nel suo Manifesto Cyborg, esprimeva in questo modo la necessità di ripensare e ricominciare a narrare il corpo, in particolare quello femminile, ancora e nonostante tutto fissato in stereotipi obsoleti. Irrompeva nell'immaginario l'ibrido cyborg in cui la tradizionale opposizione uomo/donna è superata da un'opposizione più generale: umano/animale, organismo/macchina. Poco più tardi - siamo negli anni Novanta - ii collettivo VNS Matrix, nato in Austraiia e composto da Francesca da Rìmini, Josephine Starrs, Julianne Pìerce e Virginia Barratt, esibiva in rete un vasto repertorio di slogan tecnofili e visionari. Le Brave New Girls, "terminator del codice morale", "mercenarie del viscidume", inneggiavano al boicottaggio dei "giocattoli dei tecnocowboys" e dichiaravano la loro volontà di "rimappare il cyberspazio". Il gruppo si sarebbe sciolto nel 1998, non prima di aver immesso in rete una massiccia dose di messaggi folgoranti. Le componenti raccontavano che l'intento principale delle attività di VNS Matrix, oltre a quello di divertirsi e combattere la noia, era il coinvolgimento delle donne in rete, anche e soprattutto attraverso l'uso di una corporeità prorompente con slogan come "succhiami il codice" che servissero a sovvertire l'idea del virtuale come immateriale. Il cyberfemminismo, sin dalla sua prima sistematizzazione teorica, ha sempre rifiutato la gabbia delle definizioni. Dal 20 al 28 settembre 1997 a Kassel in Germania, si riuniva la Firsi Cyberfeminist lnternational, che avrebbe prodotto un manifesto sviluppato per negazioni. Nelle famose 100 antitesi, veniva individuato tutto ciò che il cyberfemminismo non era: "Cyberfeminism is not ideology; cyberferninism ist keine theorie; cyberfeminism is not complete; cyberfeminism is not error 101; cyberfeminism is not anti-male; cyberfeminismo no es uns frontera; cyberferninism is not maternalistic; cyberfeminism is not without connectivity; cyberfeminism has not only one language; cyberfeminism is not about boring toys for boring boys; cyberfeminism is not a picnic; cyberfeminism is not romantic; cyberfeminism is not a trauma; cyberfeminism is not a fake; cyberfeminism has not only one language". Impregnato di vitale ironia, il cyberfemminismo non si riconosceva in un movimento, ma in un'attitudine: il corpo cyborg, sostiene Donna Haraway, "non cerca un'identità unitaria", e proprio per questo non è limitato dall'identità unitaria. Sostanziando tale corpo in incursioni programmate e non in ambienti virtuali come le chat oppure i MUD (Multi User Dimension), realtà virtuali multi-partecipanti antesignane dell'odierna Second Life, le cosiddette "Donne Infuriate" sperimentavano gli slittamenti di genere e ricavavano dati per la ricerca. Da quellee sperienze emersero anche numerosi spunti di riflessione in merito alla facilità con cui in rete si possono replicare esattamente le dinamiche della vita reale: attenzioni indesiderate, avances, messa in discussione dell'identità sessuale davanti a comportamenti non conformi. Tuttavia una definizione del proprio percorso, anche se non rigida, è fondamentale per comunicare una strategia politica, per creare solidarietà tra le parti coinvolte, nonché per far sì che i contenuti risultino intelligibili ai soggetti potenzialmente interessati. Faith Wilding, artista multimediale e scrittrice americana che partecipò alla First Cyberfeminist International, comprese il problema e denunciò il rischio di autoreferenzialità in un momento storico, quello degli anni Novanta, ancora tutto proteso verso la realizzazione dell' alfabetizzazione informatica e la lotta per l'accesso globale alle tecnologie. Nel primo cyberfemminismo, i messaggi apparivano a qualcuno privi di mittente, destinatario e contesto. Tali critiche non impedivano comunque che fosse riconosciuta nello spazio virtuale la grande occasione per il femminismo. E l'obiettivo coincideva col punto di partenza, ovvero il superamento del concetto di corpo biologico ed estetico tramite la partecipazione diretta al mondo mediatico. Negli anni zero, con la crisi del capitalismo, anche la falsa emancipazione delle donne che si sono legate al paradigma soldi-carriera-affermazione di sé, mutuato dall'universo maschile, è in crisi. Questo perché le donne sono rimaste intrappolate in un sistema mediatico chiuso, in cui subiscono le conseguenze dell'aver rinunciato alla tecnologia, alla creatività e alla definizione o non-definizione degli spazi e dei tempi, occupandosi soltanto di integrare se stesse in un insieme di valori predeterminati. Non è un caso che la gestione degli spazi, dei tempi, e la scansione del lavoro e del tempo libero siano sempre difficili per le donne. D'altra parte anche la scelta di negare il proprio corpo come soggetto desiderante e sessuato, rappresentazione parziale del femminismo che è rimasta fissata nell'immaginario comune, e ha infastidito alcune donne provocando in loro il rifiuto di qualsiasi forma di autocoscienza, mal si concilia con i'idea di una soggettività in espansione che sia in grado di produrre infiniti signìficati e declinare l'intera gamma dei propri desideri. Se invece si transita dall'opposizione maschio/femmina al concetto di differenza, quest'ultimo è in grado di contenere in sé tutte le possibilità. Si tratta del corpo performativo. Come teorizza Derrida: "è l'atto performativo a produrre il suo soggetto, un gesto è performativo ove riesce a sottrarsi a una determinazione imposta e creare le proprie convenzioni". L'uso del corpo nella performance permette infatti di ricollocare questo al di fuori di luoghi, spazi e ruoli familiari e anche oltre il limite di ciò che viene giudicato generalmente estremo od osceno. Ancorata al concetto di colpa e afflitta dalle accuse di vittimismo, la teoria femminista tradizionale si è chiusa in un angolo nel momento in cui, come affermava Luce Irigaray, non ha capito che a essere decisivo non è il ragionare nello spazio di un orizzonte definito, ma il "trasformare l'orizzonte stesso". L'interrogativo forse non è, o non dovrebbe essere, se le nuove generazioni abbiano assimilato o meno l'apparato di pensieri, azioni e conquiste del femminismo tradizionale, ma cosa di questo apparato sia utile alle pratiche odierne; inoltre occorre vedere il processo come contìnuo e non finito. Anche perché, nelle ultime evoluzioni, le femministe esprimono in qualche modo il desiderio di mantenere la memoria nel corpo, di partire da un corpo affettivo. Chi si occupa di tematiche di genere negli anni zero non ha bisogno di cancellare la memoria; ha invece bisogno di comunicare anche alle generazioni precedenti, spesso sorde a certi richiami, che il femminismo nella sua veste tradizionale è solamente un punto di partenza, è appena un'intuizione, anche se è un'intuizione folgorante. Manca forse la predisposizione a concepire la differenza di genere come un ventaglio di infinite esperienze e, ad assumere che queer studies, gender studies e tutta la transmedialità tipica delle teorie femministe odierne - come quella bene espressa in Madri, Mostri e Macchine di Rosi Braidotti, nel quale per divulgare il cambiamento l'autrice non esita ad attingere al mondo cinematografico, letterario e scientifico - dovrebbero occupare lo spazio e il tempo che oggi sono impiegati infruttuosamente per decretare l 'assenza di confronto o di comunicazione con le generazioni precedenti. Bisognerebbe piuttosto collocarsi in una dimensione di condivisione, imparare a usare i nuovi strumenti e a intercettare le pratiche, le manifestazioni virtuali e fisiche dell'attivismo odierno. La rete pullula di corpi attivi e interattivi che guadagnano spazi e oltrepassano i destini biologici. Se poi il capitalismo è in crisi, insieme a tutto il suo sistema di poteri, diventa fondamentale la pratica di soggetti che vogliano introdurre un cambiamento favorevole, una visione positiva attraverso la critica sociale. Un esempio di impagabile attività in rete è la partita che si sta giocando nel campo della comunicazione e dell'informazione. La costellazione di blog, portali partecipati, osservatori sulla pubblicità e sul linguaggio del giornalismo costituiscono l 'espressione puntuale di quanto la rappresentazione imposta dei corpi e dei ruoli maschile e femminile possano generare risposte creative e attive. Come afferma anche Rosi Braidotti, quando il corpo è represso e si sente a disagio nel presente, trovando difficoltà nell'interazione, è allora che produce delle "contro-narrazioni" della realtà che entrano in conflitto con le grandi narrazioni imposte.

martedì 24 novembre 2009

Back home...

Rieccomi!
Completamente, o quasi, riassorbita dalla routine quotidiana...
Per la gioia di Lillo!





martedì 13 ottobre 2009

Carissimi, finalmente riesco a trovare un pò di tempo per salutarvi, sono ben due settimane che cerco di scrivere questo post ma non sono riuscita a pubblicarlo prima d'ora. Come vi avevo anticipato sono andata a Bologna e da lì a Ferrara per il week-end dedicato al Festival dell'Internazionale. Non sto qui a dilungarmi sui particolari, vi dico soltanto che, oltre ai vari incontri che ho molto apprezzato (soprattutto "Messico.La nuova frontiera del narcotraffico" moderato da Carlo Bonini e "L'Italia invertebrata: la crisi della sinistra e il successo di berlusconi" con Paul Ginsborg, Marc Lazar e John Foot, moderato da Gad Lerner), purtroppo devo lamentare una scarsa organizzazione soprattutto per ciò che ha riguardato il controllo da parte degli organizzatori della moltitudine di persone affluite per assistere al festival. Nella fila per vedere Paul Ginsborg, durata ben tre ore, alla fine abbiamo assistito a scene di pura follia con strattonamenti e litigi vari giacché i posti nel teatro comunale non bastavano per tutti. La "fila" aveva ormai preso le sembianze di una massa informe...E solo per un pelo siamo riusciti ad entrare. E' in questi casi (e in tanti altri) che "mi vergogno di essere italiana" ...Frase che "finalmente" potrà ripetere anche Ginsborg avendo da poco ottenuto la cittadinanza italiana. Questo è il video che ho girato con il mio telefonino, così potrete sentire anche voi una parte del suo discorso. La risoluzione è bassa ma l'audio è buono. Tra le tante cose dette ciò che più mi ha colpito riguardo la crisi della sinistra è il fatto che la nostra coscienza politica stia attraversando sì un periodo difficile di crisi d'identità ma il principio di base della "sinistra" è e rimarrà il battersi contro le ingiustizie e le diseguaglianze nella società... Stanchi delle due giornate trascorse a fare file chilometriche la domenica abbiamo deciso di cambiare programma e, dopo un ottimo pranzo con cappelletti al ragù e Lambrusco, siamo andati a Gattatico (Reggio Emilia) a visitare il Museo dedicato ai fratelli Cervi. La nostra visita è stata resa ancor più piacevole dall'allegro e vispo partigiano che ci ha fatto da guida nell'Istituto Cervi... Nel pomeriggio, prima di tornare a casa, siamo anche passati da Cavriago per vedere la famosa piazza Lenin! Tornata a Siena ho iniziato il tirocinio all'Einaudi che tra l'altro si sta rivelando un'ottima esperienza, fruttuosa e piacevole. Nel tempo libero studio in biblioteca per il mio prossimo esame di sociologia delle comunicazioni che sto trovando particolarmente interessante. Ho in mente di scrivere al più presto un altro post a riguardo, ci sono delle cose che credo potrebbero interessarvi. Domenica scorsa siamo andati a Firenze per l'inaugurazione di una mostra sull'occupazione italiana della Libia. E' soprattutto in questi casi che mi capita di pensarvi, quando faccio qualcosa d'interessante muoio dalla voglia di parlarvene ma non avendo internet a casa devo sfruttare la rete wireless della biblioteca nelle pause studio. Comunque, tra non molto, tornerò in Molise dove spero di trovare più tempo da dedicare al blog. Vi lascio che devo scappare al tirocinio. A presto! Un bacio a tutti!

lunedì 28 settembre 2009

Preparativi bizzarri



C'è qualcuno che ha deciso di saltare in valigia e venire via con me...