Rieccomi qui tra voi...Per impegni improrogabili ho dovuto abbandonare il blog e poi, come qualcuno ha detto, ogni tanto una pausa è salutare no?!
Colgo l'occasione di questo tranquillo sabato sera a casa per parlarvi un pò...
Negli ultimi giorni ho avuto modo di vedere il documentario di Claudio Lazzaro Nazirock che racconta dall'interno la destra radicale usando come filo conduttore la musica rock, un rock però di xenofobia, razzismo, incitazioni alla violenza e richiami nostalgici ai tempi della svastica e del saluto romano. Ciò che più mi ha colpito sono state le interviste ai giovani che partecipavano al "meeting politico" organizzato da Forza Nuova svoltosi a Viterbo nel Lazio. Ragazzi dallo sguardo tutt'altro che criminale guidati da chi sa strumentalizzare benissimo la loro voglia di giustizia e la loro smisurata ignoranza (“Gli ebrei deportati a Roma? Non lo sapevo. L’olocausto? Si, ma non erano sei milioni. Quanti? Uno, al massimo. Chi te l’ha detto? Un sito. Quale? Non ricordo”). Come dice Lazzaro "c’è l’industria della paura che li aiuta a sbagliare: una destra politica, i Fiore, i Borghezio, i Romagnoli, che prospera su rancori e pregiudizi, fomentandoli. E non sono soltanto i nuovi poveri a subire il contagio. La paura s'insinua nelle fasce dominanti. Manca la sicurezza. Gli stranieri fanno figli, noi no. Diventeremo minoranza, dovremo rinunciare alla nostra cultura, saremo spazzati via nel giro di poche generazioni. Sono questi gli argomenti su cui punta la destra radicale. elevare muri, costruire recinti, ripristinare e rinforzare barriere di classe, queste le risposte difensive che vengono proposte". Sul palco si susseguono militanti e leader di varie nazionalità, tra i più applauditi sono Luigi Ciavardini, uno degli autori della Strage di Bologna e Andrea Insabato responsabile dell'attentato dinamitardo del 2000 alla sede del Manifesto...Il tutto sulle note degli Hobbit che intonano un vero e proprio inno alla violenza negli stadi anticipando i sanguinosi scontri di Catania e la morte dell'Ispettore Filippo Raciti.
Tanto per rimanere in tema, ho iniziato a leggere A.C.A.B. (All Cops are Bastards) di Carlo Bonini ma riservo i miei commenti a quando l'avrò terminato mentre non posso fare a meno di lodare Marco Tullio Giordana. Dopo aver visto i suoi film I cento Passi (2000) e La Meglio Gioventù (2003) che rimangono tra i miei preferiti, qualche giorno fa, ho avuto modo di vedere Pasolini, un delitto italiano (1995). Trattasi di un semi-documentario che racconta la morte di questo grand'uomo, le pessime indagini ed il primo processo. Pasolini, intellettuale di spessore inestimabile, appare solamente nelle immagini del massacro, in fotogafie, nella lettura dei suoi versi e dei suoi articoli. Doloroso e commovente il film ricostruisce le dinamiche di un delitto tutto politico, tutto italiano, frutto del bigottismo, delll'ignoranza, dell'odio...Pier Paolo Pasolini era colpevole perchè "comunista ed omosessuale", perchè coraggioso e trasparente, tutte qualità che, ahimè, rimangono ancora oggi scomode.
Il film si chiude con un estratto da "La Guinea", Poesia in forma di Rosa, in "Bestemmia", recitata dallo stesso Pasolini, sempre più attuale che mai:
Colgo l'occasione di questo tranquillo sabato sera a casa per parlarvi un pò...
Negli ultimi giorni ho avuto modo di vedere il documentario di Claudio Lazzaro Nazirock che racconta dall'interno la destra radicale usando come filo conduttore la musica rock, un rock però di xenofobia, razzismo, incitazioni alla violenza e richiami nostalgici ai tempi della svastica e del saluto romano. Ciò che più mi ha colpito sono state le interviste ai giovani che partecipavano al "meeting politico" organizzato da Forza Nuova svoltosi a Viterbo nel Lazio. Ragazzi dallo sguardo tutt'altro che criminale guidati da chi sa strumentalizzare benissimo la loro voglia di giustizia e la loro smisurata ignoranza (“Gli ebrei deportati a Roma? Non lo sapevo. L’olocausto? Si, ma non erano sei milioni. Quanti? Uno, al massimo. Chi te l’ha detto? Un sito. Quale? Non ricordo”). Come dice Lazzaro "c’è l’industria della paura che li aiuta a sbagliare: una destra politica, i Fiore, i Borghezio, i Romagnoli, che prospera su rancori e pregiudizi, fomentandoli. E non sono soltanto i nuovi poveri a subire il contagio. La paura s'insinua nelle fasce dominanti. Manca la sicurezza. Gli stranieri fanno figli, noi no. Diventeremo minoranza, dovremo rinunciare alla nostra cultura, saremo spazzati via nel giro di poche generazioni. Sono questi gli argomenti su cui punta la destra radicale. elevare muri, costruire recinti, ripristinare e rinforzare barriere di classe, queste le risposte difensive che vengono proposte". Sul palco si susseguono militanti e leader di varie nazionalità, tra i più applauditi sono Luigi Ciavardini, uno degli autori della Strage di Bologna e Andrea Insabato responsabile dell'attentato dinamitardo del 2000 alla sede del Manifesto...Il tutto sulle note degli Hobbit che intonano un vero e proprio inno alla violenza negli stadi anticipando i sanguinosi scontri di Catania e la morte dell'Ispettore Filippo Raciti.
Tanto per rimanere in tema, ho iniziato a leggere A.C.A.B. (All Cops are Bastards) di Carlo Bonini ma riservo i miei commenti a quando l'avrò terminato mentre non posso fare a meno di lodare Marco Tullio Giordana. Dopo aver visto i suoi film I cento Passi (2000) e La Meglio Gioventù (2003) che rimangono tra i miei preferiti, qualche giorno fa, ho avuto modo di vedere Pasolini, un delitto italiano (1995). Trattasi di un semi-documentario che racconta la morte di questo grand'uomo, le pessime indagini ed il primo processo. Pasolini, intellettuale di spessore inestimabile, appare solamente nelle immagini del massacro, in fotogafie, nella lettura dei suoi versi e dei suoi articoli. Doloroso e commovente il film ricostruisce le dinamiche di un delitto tutto politico, tutto italiano, frutto del bigottismo, delll'ignoranza, dell'odio...Pier Paolo Pasolini era colpevole perchè "comunista ed omosessuale", perchè coraggioso e trasparente, tutte qualità che, ahimè, rimangono ancora oggi scomode.
Il film si chiude con un estratto da "La Guinea", Poesia in forma di Rosa, in "Bestemmia", recitata dallo stesso Pasolini, sempre più attuale che mai:
"...L'intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai
da uno dei milioni d'anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,
di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l'ha mai liberato.
Mostrare la mia faccia, la mia magrezza -
alzare la mia sola puerile voce -
non ha più senso: la viltà avvezza
a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce..."
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce..."